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Franco Accursio Gulino

Palazzo della Signoria riapre i propri spazi per ospitare la mostra "Ecce clandestinus” di Franco Gulino. Si conferma, cosi, la scelta del museo di procedere lungo la linea dell’arte contemporanea e di proporre opere di artisti che ne sono interpreti veri.
Franco Gulino e, tra questi, uno dei più autentici e rappresentativi. Da molti anni artista affermato e riconosciuto a livello nazionale e non solo, vive e dipinge al di la del sistema dell’arte, dando vita, nel tempo, ad espressioni e forme che potrebbero apparire eclettiche e prive di una linea estetica riconoscibile. In effetti Gulino non subisce limitazioni di scuola, non segue mode, non sopporta tendenze.
Nelle innumerevoli opere prodotte negli anni ormai lunghi della vita artistica di Gulino e impossibile scorgere un tratto coerente ed unitario, una scelta estetica definitiva. Egli potrebbe apparire, per cosi dire, eclettico senza una identità riconoscibile. In effetti questa caratteristica che arricchisce e varia la sua produzione, porta Gulino più vicino alle problematiche della contemporaneità, alle rotture, alle indeterminazioni, alla erraticità del mondo di oggi.

Nel pittore saccense vi sono echi evidenti di grandi artisti del passato che hanno vissuto la loro esperienza umana e culturale in modo analogo e sono stati indotti, come lo e Gulino, ad attingere ad ambiti diversi della speculazione estetica e storica.
Gulino e un uomo del nostro tempo che, come ogni artista vero, vive ed interpreta con intensità, con passione, con energia, con una partecipazione quasi fisica le sue rotture, le ambiguità che lo caratterizzano, le contraddizioni che lo segnano.

Erratica in qualche maniera e l’arte di Gu1ino. Tragicamente erratico e il destino dell’emigrante, di colui che "esce", dalla sua terra per cercarne una nuova e, spesso illusoriamente, migliore. E nella terra che lascia deposita sogni irrealizzati, affetti perduti, lingua e dignità.
Nella terra che cerca, quando vi approda se prima sabbia e mare non lo inghiottono, trova ostilità, incomprensione, paure, sfruttamento. F la storia dei nostri nonni e dei nostri padri che Gulino vede rifranta nei litorali di Lampedusa, della Sicilia e di tutto il mor1do`occidentale, opulento, avaro ed ostile anche quella di esso come la nostra, che sull’emigrazione ha fondato parte della storia più recente sul meticciato sulla mescolanza di razze, di culture e di lingue, quella più antica.

Gulino di questa attuale e tragica vicenda non fa un manifesto politico. O almeno se un manifesto traspare, esso e nelle pieghe di uno straordinario equilibrio cromatico e di forme. Come e proprio di un vero artista.

 Il Sindaco  On. le Calogero Pumilia